domenica 21 novembre 2010

Considerazioni sanitarie in merito alla proposta centrale a biomasse di Luserna S.G.


Desidero esprimere esprimere alcune considerazioni in merito ai possibili rischi per la salute dei cittadini che potrebbero derivare dalla costruzione di una centrale elettrica a biomasse legnose nel comune di Luserna S. Giovanni.
Il legno è un cattivo combustibile e il suo utilizzo può essere tollerato in impianti domestici o di piccole dimensioni destinati al riscaldamento di edifici.

In particolare è rilevante l’apporto in atmosfera di particolato e di ossidi d’azoto, questi ultimi potenti broncoirritanti e precursori dell’ozono.
Come da progetto, la centrale emetterà 250 mg/Nmc di Nox, pari ad un totale annuo di 31.000 Kg (31 tonnellate) di ossidi d’azoto.  
Il legno peraltro libera numerosi altri prodotti di combustione particolarmente critici, fra cui soprattutto interessanti sono gli IPA e le diossine (PCB + furani + diossine vere e proprie).
L’ANPA fornisce una stima sulla quantità di diossina prodotta per Kg da diversi materiali, con tecnologia d’incenerimento e abbattimento simile a quella che sarebbe  utilizzata a Luserna .


La centrale presenta caratteristiche poco compatibili con un ambiente confinato e ristretto come quello della Val Pellice.
Bruciando circa 51.000 Kg di legna (fabbisogno giornaliero della centrale) ogni giorno per undici mesi si avrebbe l’immissione in atmosfera di 500.000 pg (picogrammi) al giorno e circa 167.000.000 pg all’anno di diossine, destinate ad accumularsi nel suolo e nei vegetali.
Ricordo che la dose ammessa come tollerabile per un adulto sano dall’OMS ammonta a 2 pg per Kg di peso corporeo al giorno, quindi 150 pg per un adulto di peso 75 Kg.  E’ noto che i bambini ed in particolare i lattanti, che assumono rilevanti quote di grassi, sono più esposti al rischio di accumulo e sono più vulnerabili agli innumerevoli danni causati dalle diossine.
E’ importante rilevare come le diossine siano sostanze non idrosolubili e di lunga persistenza nell’ambiente dove danno fenomeni di bioaccumulo nella catena alimentare che vede l’uomo come terminale ultimo.5   E’ quindi da prevedere un accumulo di diossine provenienti da una nuova fonte, che andrebbero a sommarsi a quelle provenienti da fonti preesistenti.
Ciò è incompatibile con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e contrasta con l’orientamento dell’Unione Europea in materia.

52001DC0593 Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale - Strategia comunitaria sulle diossine, i furani e i bifenili policlorurati /* COM/2001/0593 def. */ gazzetta ufficiale n. C 322 del 17/11/2001 pag. 0002 - 0018      

Occorre intervenire prontamente per ridurre ulteriormente le emissioni di tali sostanze e prevenire gli effetti negativi che le diossine e i PCB esercitano sull'ambiente e sulla salute umana. È essenziale dunque che la Commissione adotti una strategia per ridurre la presenza di questi composti nell'ambiente, nei mangimi e negli alimenti, proponendo azioni a breve, medio e lungo temine. Una strategia di questo genere dovrebbe comunque garantire il completo controllo del problema delle diossine e dei PCB entro dieci anni. Trascorso questo periodo la strategia proposta in questa sede dovrà essere rivalutata e rivista in modo da tenere conto dei progressi conseguiti. I risultati di questa strategia potrebbero essere utilizzati anche per ridurre le concentrazioni di altre sostanze pericolose persistenti nell'ambiente.

Mi sembra che la creazione di una nuova fonte (per quanto piccola) di diossina in Valle, che si aggiungerebbe a quelle già esistenti, di cui nulla si sa, non vada nella direzione indicata ed auspicata dalla Commissione Europea.
Un ragionamento del tutto analogo va fatto a proposito degli IPA (Idrocarburi policiclici aromatici), notoriamente cancerogeni e già sicuramente prodotti dalle varie attività che implicano combustione (p.es. il traffico veicolare, in particolare quello pesante).
Ancor meno controllabile è la situazione per quanto riguarda l’immissione nell’atmosfera di metalli pesanti notoriamente presenti nell’emissione gassosa (e soprattutto nelle ceneri e nelle polveri di filtrazione) da combustione della legna, infatti le segnalazioni in letteratura riportano concentrazioni variabili dei metalli, dipendenti dalla composizione dei terreni sui quali sono cresciute le piante stesse.
Infine va segnalata la possibile presenza nei fumi di benzene, formaldeide e butadiene, tutte sostanze cancerogene.

Qualche considerazione sulle polveri sottili

L’emissione prevista (teorica) di particolato totale (PM) della centrale, in condizioni di regime normale, ammonterebbe a 12 mg/Nmc, che moltiplicato per l’emissione oraria di 15500 Nmc per il totale di ore di funzionamento annue (8000 hr) significa una immissione in atmosfera annua di 1488 Kg di particolato totale aerodisperso.
Il particolato aerodisperso è monitorato per legge nella sua frazione PM10 (ovvero tutte le particelle con diametro aerodinamico uguale o inferiore a 10 micrometri).  
E’ importente però sapere che la frazione più grossolana del PM10, cioè le particelle con diametro da 10 a 2,5 μm si fermano, via via che le dimensioni decrescono, nelle vie aeree superiori, grossi bronchi, piccoli bronchi.   Possono quindi essere responsabili perlopiù di patologie respiratorie croniche, non esclusi i tumori a causa dei cancerogeni che possono veicolare con sè.
Le particelle da 2,5 μm in giù invece penetrano negli alveoli polmonari e via via che la loro dimensione decresce sono in grado di attraversare la barriera alveolo-capillare ed entrare quindi nel circolo sanguigno.  
“Ci sono crescenti evidenze che l’esposizione a PM2,5 è associata con lo sviluppo di effetti avversi per la salute, mortalità, per esempio respiratoria, malattie cardiovascolari, cancro, e morbilità.” 1, 3
Le PM 2,5 sono dunque le più pericolose, ma sulla loro quantità nell’aria emessa nulla si può sapere e si possono solo fare delle stime indirette.
Il particolato PM10 (espresso in peso) sarà oggetto di autoverifica a cura degli esercenti dell’impianto stesso, ma non sarà dato di conoscere il rapporto numerico tra le particelle delle diverse dimensioni ed in particolare delle cosiddette fini ed ultrafini, aventi dimensione 1 e 0,1 μm
rispettivamente.   Consideriamo che una PM10 pesa circa come 1000 PM1 e 1.000.000 PM0,1 e ci rendiamo conto che nel particolato totale (o PM10) saranno contenute molte più particelle di piccolo diametro rispetto alle grossolane.

In indagini ove si sono contate le particelle, è risultato che le ultrafini (PM0,1) costituivano il 70% del numero totale, ma è difficile fare una previsione, in assenza di misure effettive, sui rapporti numerici fra le particelle di diversa dimensione.
E’ tuttavia lecito aspettarsi una diminuzione di diametro (e di conseguenza un aumento del numero) del particolato in proporzione alla temperatura di combustione: maggiore temperatura = minore dimensione del particolato.
Nell’impianto in questione la temperatura di combustione sarà intorno ai 1000 C°, dobbiamo quindi aspettarci che il contributo del particolato fine ed ultrafine (il più dannoso alla salute, in particolare di anziani e bambini)4 sia particolarmente significativo nella composizione ponderale del particolato totale.

Conclusioni

Il sistema di filtraggio sui fumi della centrale prevede solamente l’abbattimento delle polveri totali, con una prevedibile maggiore efficienza sulle polveri più grossolane, ogni altro componente non viene intercettato.
Il sisema di monitoraggio in continuo autogestito prevede la misura di:
PM10
CO (monossido di carbonio)
NOx  (ossidi d’azoto)
SO2  (biossido di zolfo)
TOC (Composti organici totali)

Le emissioni principali previste dal progetto sono:
NOx  = 250 mg/Nmc, pari a 31 tonnellate/anno
PM10 = 12 mg/Nmc, pari a 1488 Kg/anno

A cui aggiungiamo un’emissione di diossina prudenzialmente stimabile in circa:

10 pg (picogrammi) /Kg incenerito pari a 167.000.000 pg/anno
ed emissioni imprevedibili (e che non sono oggetto di controllo) di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), metalli pesanti (Pb, Cu, Mn, Zn, As), benzene, formaldeide, 1,3butadiene.

Va sottolineato come la Val Pellice sia una valle stretta  e dai fianchi ripidi, con condizioni invernali di forte inversione termica, fenomeno che causa un accumulo degli inquinanti atmosferici nei bassi strati proprio nei mesi in cui la produzione della caldaia raggiungerebbe il massimo d’intensità.  Ricordo che le polveri ultrafini si comportano come gas e persistono a lungo nell’atmosfera prima di depositarsi o aggregarsi in particelle più grandi.
Mentre gli organismi politici e scientifici internazionali chiedono di ridurre il livello d’inquinamento atmosferico, questo progetto va nella direzione opposta, con prevedibili effetti negativi sulla salute della popolazione, in particolare delle sue fasce più deboli.4

Chiedo pertanto agli Amministratori dei Comuni della Val Pellice, anche in base al principio di precauzione che deve ispirare ogni autorità che vigila sulla salute pubblica, di esprimere parere negativo in merito alla costruzione della progettata centrale a biomasse legnose.

Dr. Tullio Guazzotti
Specialista in Medicina del Lavoro

Bibliografia minima:

1) - Scientific Committee On Health and Environmental Risk – European Commission – Opinion adopted by the SCHER during the 4th plenary of 18 march 2005

2) - Regione Veneto -  Servizio di Epidemiologia – POLVERI ULTRAFINI ED EFFETTI SULLA SALUTE -  http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/C13B51EC-140D-492B-8186-BE7D35314A3B/0/B_Polveriultrafiniedeffettisullasalute_B.pdf

3) - Arden, Burnett e altri – Lung Cancer, Cardiopulmonary Mortality and long-term exposure to fine particulate Air pollution – Journal of the American Medical Association, 3/6/2002, Vol. 287, p. 1132

4) - Bonzini, Carugno e altri – Impact of air pollution on birth outcomes: systematic review of the current evidences – La medicina del Lavoro, sett. – ott. 2010,  Vol 101, n. 5, pag. 341

5) – APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente ed i servizi Tecnici): Diossine, furani e PCB. Roma, 2006




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